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La professoressa Fraccia e la quarantena: “All’inizio mi sentivo fragile, poi ho riscoperto in me la speranza e il desiderio”

Oggi avevo messo in fila tutto, avevo fatto un piano che comprendeva quello che avevo da fare per la scuola e i bambini.
L’idea era andare in cascina, in azienda da noi, e lasciare i due pischelli pascolare nei campi, usare l’acqua, rotolarsi nel fango, scavare buche, bagnare le piante, correre in bici, saltare la corda, sbucciarsi, sporcarsi, cadere. Insomma lasciarli fare. In cascina ho portato il computer. Volevo mettermi nella vecchia cucina dei precedenti proprietari a scrivere verbali, correggere compiti, compilare registri, valutare elaborati, mentre fuori i due si scatenavano.
Ero serena. Il piano era prestabilito.
Così lascio i bambini sull’aia (sotto gli occhi del marito e del suocero) e vado in paese per un paio di commissioni, prima di attuare il mio rassicurante progetto.
Poco dopo torno sull’aia popolata di persone venute a fare la spesa di frutta e verdura, passo a salutare il contadino/marito indaffarato nello spaccio aziendale e…
Tutto salta!
Due occhi vispi mi guardano sorridenti sopra la mascherina. Per un attimo ho trattenuto il fiato (solo un attimo perché già la mascherina non aiuta la respirazione). Davanti avevo la mia piccola (di statura) MAESTRA!
Forse per tanti non è un evento da raccontare, ma in questo momento per me è stato fondamentale. Questa quarantena ha fatto emergere tutte le mie fragilità come mamma, che poco riesce a seguire l’unico figlio in età scolare, e le difficoltà nel portare avanti la didattica e il rapporto con i miei alunni (dagli scoppiettanti ragazzi della nostra scuola media ai grandi che accompagno alla maturità). Ha fatto emergere un desiderio e una speranza che da sola non posso percorrere. E per grazia qualcosa sempre accade, come quello sguardo vispo, affettuoso e commosso di questa mattina.
La mia maestra abita e insegna dall’altra parte della Lombardia in una scuola che ha contribuito a fondare e di cui io sono una delle prime alunne. La mia maestra non ha più trent’anni, ma più del doppio, e la sua salute non è perfetta, anzi, ha proprio incontrato la bestia del tumore. La mia maestra era sull’aia della mia cascina perché voleva fare una lezione di scienze sugli alberi da frutta e far vivere una visita virtuale ai suoi bambini. La mia maestra era lì per amore al suo lavoro e ai suoi bambini desiderosa di portarli in un’ esperienza di apprendimento anche a distanza.
E così ha amato me, che tanto diversa dai suoi bambini non sono perché gli occhi e il sorriso – lei dice – sono sempre gli stessi.
Il mio piano è saltato. Non ho fatto nulla di quello che avevo progettato.
Però ho ricevuto qualcosa: una nuova educazione!

#LACANOSSANONSIFERMA BENEDETTA (2)
#LACANOSSANONSIFERMA BENEDETTA (2)