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Nicola, un fratello maggiore alle prese con fiabe e accampamenti notturni 

Il giorno in cui Codogno è diventato zona rossa, io ero con i miei compagni alla nostra ULTIMA vacanza studio a Spiazzi ed era proprio l’ultimo giorno. Eravamo nella hall dell’ hotel e alla TV c’ era il telegiornale, nessuno lo stava guardando, ma una piccola frase ci ha fatti tutti girare: COVID-19 a Codogno; l’abbiamo presa in modi diversi: alcuni erano preoccupati, ad altri non fregava niente, altri l’hanno buttata sul ridere, ma avevamo tutti una cosa in comune: nessuno sapeva che per i prossimi MESI saremmo rimasti a casa senza mai uscire.

Nel viaggio di ritorno nessuno ci ha dato molto peso, giocavamo e ridevamo tutti insieme in quel presente, ma dopo una settimana è arrivato questo annuncio al TG: gite tutte annullate.

Io ci sono rimasto malissimo perché secondo i miei piani saremmo dovuti tornare a scuola il 15 e proprio quel giorno saremmo partiti per la gita che tutti, fin dalla prima, avevamo desiderato e anelato.

A me questo sembrava proprio perfetto, stare a casa un paio di settimane, che gusto pensavo: “d’altronde un po’ di riposo non guasta mai!”. E invece un riposo di tre mesi mi ha guastato: più che il tempo mi stanno guastando le persone con cui lo passo, il tempo.

Io vivo in una famiglia abbastanza numerosa: noi siamo in quattro fratelli – Nicola, Lorenzo, Ester e Rita – più due genitori: Petra e Francesco.

Già siamo tanti e ci diamo abbastanza fastidio, ma il problema è uno e ha un nome e cognome: Rita, che ha cinque anni ed è scatenatissima.

Rita è una bomba, nel senso che fino a che non scoppia è innocua, ma quando esplode hai solo due vie: la assecondi o muori. Un giorno, uno degli ultimi giorni di questa quarantena, si era messa in testa di spostare il suo materasso in camera mia, che è in fondo alla casa, lontana dalle altre stanze da letto, per fare un “accampamento” di notte. Mamma mi aveva avvertito ma io, convintissimo di potercela fare, ho subito accettato, quindi quella notte avrei dovuto far addormentare la bambina più iper-attiva del mondo. Ma non solo: quel giorno abbiamo mangiato pizza e bevuto Coca-Cola, quindi Rita non riusciva letteralmente a stare ferma. Quella sera lei per “dormire” voleva una storia: cominciai a raccontare la storia di Biancaneve, ma lei subito disse: “NO! Questa già la conosco devi inventarne una tu!”. Intanto si erano fatte le dieci e io ero distrutto, quindi decisi di raccontarne una che lei non poteva ricordarsi: una storia che mio nonno mi raccontava da piccolo. Cominciai, ma lei subito replicò: “NO! ho detto che devi IN VEN TAR LA! ma sei sordo?” Mi aveva sgamato, quindi mi toccò inventarmi una storia che la annoiò così tanto che si addormentò, ma ormai era l’una.

Mentre la guardavo dormire, un po’ scomposta ma anche carina e tenera, ho sentito un moto di affetto verso di lei e anche verso gli altri due, il burbero silenzioso e la cannetta di vetro, mia madre sempre più uguale a Frida Kahlo e sempre più asfissiante coi compiti e mio padre, barbuto e pensieroso col negozio chiuso… Non avrei mai pensato di passare in questo modo gli ultimi mesi delle medie, con la mia famiglia che non sopporto più ma che ogni giorno mi sostiene.

#LACANOSSANONSIFERMA NICOLA
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