DON CLAUDIO BURGIO E I SUOI RAGAZZI

CON GLI OCCHI DI UN PADRE

In quasi 20 anni di lavoro ho parlato in pubblico un numero imprecisato di volte, di fronte alle platee più disparate. Tuttavia mai come ieri sera ho avvertito la responsabilità e il valore di ciò che mi era chiesto di fare.
L’incontro con don Claudio Burgio, cappellano del Carcere Minorile Beccaria e direttore della Comunità Kayrós di Milano, e con i suoi ragazzi, è stato per me un’ora e mezza di coscienza pura.
Due i passaggi, sintetici, su cui desidero fermare l’attenzione:
il primo è la risposta netta alla domanda posta a don Claudio: “quando in educazione possiamo dire di aver fatto tutto il possibile?”
“MAI”.
La certezza con cui questo “MAI” è stato pronunciato è risuonata ancora di più nell’ultimo intervento di A., che con voce rotta dalla commozione ha raccontato che don Claudio è tenace, gli ha teso la mano ogni volta che lui è caduto.
Il secondo passaggio è la risposta di H. alla mia domanda: “cosa hai imparato da don Claudio, dall’averlo conosciuto?”
“Io non lo conosco ancora bene ma la cosa che mi ha subito colpito sono stati i suoi occhi, gli occhi con cui mi guarda. Sono occhi buoni. Mi guarda con gli occhi di un padre”.
Ho i brividi.
Posso solo chiedere di riuscire, almeno ogni tanto, a guardare chi mi è affidato con quegli occhi, anche se sono una madre.
Con gli occhi di un Padre.

 

Lobbia Giovanna – genitore

 

A breve l’Associazione Genitori metterà a disposizione, per chi fosse interessato,  la trascrizione dell’incontro.

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